OBESI O ECCESSIVAMENTE MAGRI, MA PERCHE - Studio di Nutrizione e Salute | Dott.ssa Chiara Fantera - Biologa Nutrizionista

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OBESI O ECCESSIVAMENTE MAGRI, MA PERCHÉ?

Quando si parla di OBESITÀ non ci si riferisce semplicemente ad un problema estetico causato da un eccessivo consumo alimentare, né ad un disturbo psicopatologico vero e proprio, ma ad una malattia nella quale convergono molti fattori. Le cause genetiche, ambientali, socioculturali, educative si intrecciano con aspetti comportamentali e psicologici.

Dal punto di vista psicologico, le dinamiche che si instaurano sono molto complesse e una buona parte dei pazienti, presenta un disagio psichico che può essere sia causa sia conseguenza del sovrappeso.
Mi capita di frequente, infatti, che i pazienti obesi mi descrivano un rapporto conflittuale e problematico con il cibo, dove si scontrano il desiderio irrefrenabile di alimentarsi e la frustrazione che ne deriva. Spesso il cibo non è apprezzato né gustato, ma ingurgitato per riempire in fretta un opprimente senso di vuoto interiore, confuso con la sensazione di fame vera e propria.

Queste persone dunque attribuiscono al cibo molti significati simbolici, che portano a tendenze alimentari disordinate e scorrette.
Mangiare ad esempio può compensare un’affettività carente e non gratificante, può placare un’aggressività che non viene esternata in altri modi, può calmare momentaneamente stati d’ansia o attenuare sintomi depressivi, può consolare delusioni o fallimenti, può alleggerire la sofferenza conseguente ad eventi traumatici (lutti, separazioni, violenze…).

Spesso la rabbia, la tensione, la noia ed altre emozioni sono confuse con la fame, che in questi casi non è fisiologica, ma ha origini psicologiche. Tutto questo può innescare un circolo vizioso tra malessere psichico e assunzione eccessiva di cibo e di conseguenza anche malessere fisico, due aspetti che si rinforzano a vicenda e sono vissuti entrambi negativamente, come causa di vergogna e sensazione di colpevolezza.

Molti pazienti si sentono “non normali”, “diversi” o addirittura “discriminati socialmente” a causa del loro peso che crea notevoli ostacoli sia psicologici che fisici (spesso non riescono, per esempio, a guidare, a salire una rampa di scale o a vestirsi come vorrebbero).
Percepiscono il loro corpo come “estraneo”, “debordante”, “senza confini” e rifiutano la loro immagine corporea con conseguenti difficoltà relazionali e di accettazione di sé. È attraverso questo corpo, “imprigionato dal peso, ingombrante e da trascinare”, che il paziente racconta la propria sconfitta nei confronti del controllo di sé e dei propri bisogni.

Anche nella situazione opposta, ossia in chi soffre di ANORESSIA, si ha un rapporto conflittuale con il cibo, dove il rifiuto dello stesso è solo il sintomo ed il mezzo per esprimere in realtà una grande sofferenza interiore.

La persona anoressica mostra, in genere, bassi livelli di autostima. Il valore della persona si fonda, quasi esclusivamente, sul peso e le forme del proprio corpo.
Tende a vedere (e trattare) il proprio corpo come un oggetto ed è cronicamente insoddisfatta della propria forma e delle proprie dimensioni. Questa perenne insoddisfazione può poi evolvere nell’alterazione della propria immagine corporea, disturbo che porta queste persone a percepire il proprio corpo grasso anche se in grave deperimento organico.

È quindi importante approfondire quali vissuti psicologici del passato e del presente nella storia personale del paziente (sia esso obeso o al contrario anoressico) hanno favorito queste due modalità estreme di rapportarsi con il cibo, apparentemente opposte ma in fondo molto vicine.

È per questo che in questi casi ritengo sia di fondamentale importanza la collaborazione della mia figura di nutrizionista con una psicologa-psicoterapeuta e/o psichiatra, come supporto al trattamento nutrizionale che intraprende il paziente che ha queste problematiche.

Nel mio studio è infatti possibile intraprendere un percorso con una psicoterapeuta esperta nei disturbi alimentari.
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