Dietro l'obesità... Una storia vera - Studio di Nutrizione e Salute | Dott.ssa Chiara Fantera - Biologa Nutrizionista

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DIETRO L'OBESITÀ... UNA STORIA VERA

Questa è la storia di Daniela, una dolcissima donna di 44 anni.
Nonostante a Daniela la vita abbia riservato fin troppe sorprese, lei continua a vivere con il sorriso, anche se queste sorprese non siano state sempre piacevoli.

“Tutto ha avuto inizio nel 2003,” inizia a raccontarmi Daniela, “ai tempi non stavo passando un bel periodo, piangevo in continuazione, così i miei genitori mi suggerivano di andare da uno specialista, rendendosi conto che questi pianti andavano ben oltre il semplice malumore di una ragazza. Io, ingenua, feci invece una cosa poco saggia, ne parlai con il mio ragazzo, che si arrabbiava solo all’idea, perché, a suo modo di vedere, non dovevo andare a raccontare gli affari nostri ad uno psicologo. Questo, poiché l’80% delle mie problematiche derivavano proprio dalla relazione che avevo con lui. Non riesco nemmeno a contare quanti pianti mi facevo con le mani sopra le orecchie, mentre lui mi obbligava ad ascoltare le scappatelle che si era concesso insieme ad altre donne. Questa è solo una piccolezza delle tante. Io avevo una fame d’affetto smisurata, eravamo insieme da quando avevamo 15 anni e lui mi ripeteva sempre che ero ossessiva, troppo gelosa e che la colpa era solo la mia che ero una piagnona”.

Il ragazzo di Daniela aveva altre donne e non esitava a dirglielo, anzi, la obbligava ad ascoltare le sue conquiste, salvo poi riversare sempre le colpa su di lei, dicendo che aveva una gelosia morbosa, come se il tradimento fosse giustificato o quasi fosse l’effetto dato dalla gelosia di Daniela.

“Io mi davo la colpa di essere gelosa,” continua a raccontarmi Daniela, “purtroppo ero soggiogata da questa persona, perché lui aveva fatto in modo di allontanarmi da tutti, famiglia compresa. Quando ho iniziato a prendere peso, perché A CAUSA DI QUESTA SITUAZIONE MI RIVERSAVO SUL CIBO, lui iniziò a controllarmi anche i pasti, facendomi magari saltare la cena perché avevo già mangiato a pranzo, come diceva lui”.

I genitori di Daniela fortunatamente decisero di prendere le redini in mano, obbligandola ad andare da uno psichiatra. Il medico subito capì che Daniela aveva una depressione maggiore e le diede immediatamente dei farmaci. Ma Daniela era convinta di non avere una depressione, pensava di essere semplicemente molto gelosa.

“Iniziai la terapia farmacologica a maggio,” mi spiega Daniela, “la psichiatra mi diede subito farmaci forti, voleva tenermi addormentata il più possibile, in modo che io non sentissi troppo quel dolore interno che mi stava distruggendo. Il mio fidanzato ad agosto decise di lasciarmi, via telefono. Solo dopo un po’ di tempo, mi sono resa conto che era stata una liberazione. Dopo che lui mi lasciò, INIZIAI A MANGIARE IN MANIERA ECCESSIVA, visto che lui mi proibiva di mangiare, così come iniziai a spendere i miei soldi, dato che prima li mettevo nel suo conto”.

I farmaci, sommati all’ossessione per il cibo, hanno fatto sì che il suo peso aumentasse esponenzialmente e arrivasse a uno stato di OBESITÀ GRAVE. C’è da dire che i farmaci che prendeva facevano sì che lei fosse sempre sedata e nei momenti in cui riusciva ad alzarsi, era profondamente stordita, aggredendo il cibo in maniera maniacale. Era talmente stordita da questi farmaci, che spesso si riaddormentava in bagno, o addirittura col cibo in bocca davanti al frigorifero. Cercava di COLMARE UN VUOTO per quel rapporto malato che si era concluso.

“Dopo questi due anni praticamente inesistenti della mia vita,” continua Daniela, “ho iniziato a scalare i farmaci e per così dire mi risvegliai, in un corpo che non era più il mio. Mi addormentai ad 80 kg, svegliandomi più o meno a 150 kg. Onestamente all’inizio non mi importava, era già tanto che avevo riniziato a sorridere e vivere. Oggi, però, mi rendo conto che mi stavo nascondendo dietro ad un dito: perché avere una fisicità fuori dalla normalità ti porta ad essere giudicata, perché le persone non pensano cosa c’è dietro, pensano che sei semplicemente molto mangiona.”

Gli attacchi di fame patologici di Daniela, che la portavano a mangiare tutto quello che le capitava a tiro, come se non fosse mai sazia, erano appunto dati dalla sua depressione maggiore e da quello che gli era successo. Era come riempire un sacco vuoto d’affetto con il cibo.

La sua obesità al terzo grado l’ha portata ad avere: la pressione alta, problemi a camminare, gambe gonfie e tanti altri problemi che solo chi soffre di obesità può capire.
"Non sto bene con me stessa,” mi spiega Daniela, “mentre dal punto di vista professionale sono una persona sicura, dal punto di vista personale sono l’opposto e faccio fatica ad avere relazioni interpersonali, intese come amicizia o relazioni amorose. Questo perché, il mio essere, mi porta a pensare di non essere all’altezza, mi porta a credere che è a causa della mia fisicità, sono sempre stata fregata, mi porta a pensare che in fondo mi devo accontentare perché penso di non meritare di meglio.
Vedo nell’essere grassa il non essere all’altezza, mi fa sentire un peso, forse anche per le mie attuali difficoltà a deambulare”.

Personalmente posso dire che Daniela è una donna veramente straordinaria, che è caduta tante volte, riuscendo sempre a rialzarsi, anche in situazioni veramente difficili. È un anima dolce e molto devota al suo lavoro, che svolge in maniera sublime.
Grazie al mio lavoro ho potuto aiutare Daniela a riacquisire la fiducia in se stessa, dimagrendo e ritornando ad avere un corpo che desiderava tanto, un corpo bello ai suoi occhi, bello come la sua anima che ho avuto la fortuna di vedere.

La storia di Daniela è una delle tante che ho sentito in questi anni durante le visite, sì perché dietro l'obesità c'è sempre un motivo, che sia un problema relazionale, familiare, scolastico, lavorativo, un lutto, una violenza... Dietro a quei chili di troppo, c'è SEMPRE una motivazione, che non per forza è il risultato di uno scarso autocontrollo a tavola.

Il messaggio che vorrei dare con questa storia è che non bisogna fermarsi all’apparenza, non bisogna giudicare, perché non sappiamo cosa c'è dietro quel corpo che vediamo così diverso dai canoni di "bellezza" attuali.

Ci vuole RISPETTO sempre e comunque verso l'altro, che sia per noi fisicamente non bello o che abbia idee diverse dalle nostre... SEMPRE.

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